
Il Piano Regionale per la tutela dall’amianto in Toscana è stato recentemente presentato alla riunione della giunta. L’amministrazione ha sottolineato come gli interventi eseguiti fino a questo momento, abbiano portato a risultati concreti, riducendo drasticamente la presenza dell’asbesto, sia negli edifici pubblici che in quelli privati.
La prima mappatura del territorio in Toscana, risale al 2007, con un piccolo aggiornamento nel 2013. Il documento raccoglie un elenco di tutti i siti, sia pubblici che privati, che hanno evidenziato la presenza di amianto. La maggior parte del pericoloso minerale edile, infatti, si concentra sulle coperture dei tetti, le cosiddette onduline.
I dati, misurati in ettari, dimostrano come la provincia col maggior numero di coperture sia Firenze con 373 ettari (24%), a seguire ci sono poi Arezzo (13%), Pisa (13%) e Siena (10%). Massa, invece risulta la provincia con la minor presenza di ondulina, solo il 4%. Si tratta di numeri piuttosto incoraggianti che dimostrano come l’impegno e piani d’intervento ben studiati, possano concretamente fare la differenza.
Nel Piano Regionale per la tutela dall’amianto discusso in commissione, si evince che dei 1145 edifici pubblici contaminati, riportarti nel documento originale del 2007, già quasi un centinaio è stato bonificato e messo in sicurezza (il totale aggiornato dei siti a rischio è 1061). Restano tuttavia, ancora lenti i lavori dal punto di vista dei privati che contano attualmente circa 12.000 ettari di coperture in amianto.
Oltre ad una stima della situazione attuale, il Piano Regionale per la tutela dall’amianto presentato in Toscana, prevede anche alcune interessanti manovre per il futuro. In particolare si pensa ad incentivi (sia per aziende che privati), alla sostituzione delle coperture in asbesto con panelli fotovoltaici, soprattutto per quanto riguarda i luoghi di lavoro e la loro messa in sicurezza.
Una sezione del documento si focalizza anche sull’amianto naturale, quello presente nei minerali all’interno delle cave. Il cosiddetto Piano Cave, infatti, è frutto di una collaborazione fra Arpat e aziende sanitarie, il cui scopo è quello di tenere sotto controllo l’eventuale presenza di asbesto nelle rocce.
Su richiesta di alcuni assessori, sono stati riportati i dati relativi al rischio di contaminazione delle acque. I dati, tuttavia, rivelano una presenza contenuta di amianto, che non risulta nociva per l’uomo. La situazione continuerà comunque ad essere tenuta sotto controllo negli anni a venire.