Il tema dell’amianto a cielo aperto rappresenta ancora oggi una delle emergenze ambientali e sanitarie più gravi e sottovalutate in Italia. Nonostante l’amianto sia stato messo al bando da oltre trent’anni, la sua presenza continua a essere diffusa in molte aree del territorio, spesso in condizioni di degrado, abbandono o totale incuria. Il problema non riguarda soltanto edifici dismessi o strutture industriali obsolete, ma anche discariche abusive, terreni agricoli, aree periferiche e spazi pubblici dove lastre di eternit e altri materiali contenenti amianto vengono lasciati esposti agli agenti atmosferici.
Quando si parla di amianto a cielo aperto, ci si riferisce a una situazione estremamente pericolosa: il materiale non è confinato, non è protetto e può deteriorarsi facilmente, liberando fibre invisibili nell’aria. Queste fibre, una volta inalate, possono depositarsi nei polmoni e causare malattie gravissime, spesso mortali, anche a distanza di decenni dall’esposizione. È proprio questa caratteristica, unita alla latenza molto lunga delle patologie asbesto-correlate, a rendere l’amianto un nemico silenzioso e subdolo.
L’amianto è un insieme di minerali fibrosi naturali che, per decenni, sono stati utilizzati massicciamente nell’edilizia e nell’industria grazie alle loro proprietà: resistenza al calore, al fuoco, agli agenti chimici e all’usura. In Italia, l’amianto è stato ampiamente impiegato sotto forma di eternit per coperture, tubazioni, canne fumarie, pannelli isolanti e numerosi altri manufatti.
Il problema nasce quando questi materiali si deteriorano o vengono danneggiati. Le fibre di amianto sono microscopiche, non visibili a occhio nudo e facilmente inalabili. Una volta entrate nell’organismo, non vengono eliminate e possono innescare processi infiammatori e tumorali. L’amianto a cielo aperto è particolarmente pericoloso proprio perché è esposto a pioggia, vento, sbalzi di temperatura e gelo, fattori che accelerano il degrado del materiale e aumentano la dispersione delle fibre nell’ambiente.
I rischi per la salute legati all’amianto a cielo aperto sono ampiamente documentati e riguardano non solo chi entra in contatto diretto con il materiale, ma anche chi vive o lavora nelle vicinanze. L’inalazione delle fibre di amianto può provocare patologie molto gravi, tra cui:
Uno degli aspetti più drammatici è il lungo periodo di latenza: le malattie possono manifestarsi anche dopo 20, 30 o 40 anni dall’esposizione. Questo significa che l’amianto a cielo aperto rappresenta una minaccia non immediatamente percepibile, ma destinata a produrre effetti devastanti nel tempo.

Oltre ai rischi sanitari, l’amianto a cielo aperto ha un impatto ambientale significativo. Le fibre possono contaminare il suolo, le acque superficiali e, in alcuni casi, le falde. Le aree agricole vicine a siti contaminati possono diventare veicolo indiretto di esposizione, così come i corsi d’acqua che attraversano zone in cui sono presenti rifiuti contenenti amianto.
Il vento gioca un ruolo fondamentale nella dispersione delle fibre, che possono essere trasportate anche a distanza dal punto di abbandono. Questo rende l’amianto a cielo aperto un problema che non resta confinato localmente, ma che può coinvolgere intere comunità, spesso ignare del pericolo.
Nonostante la normativa sia chiara e severa, l’abbandono illegale di materiali contenenti amianto è purtroppo ancora molto diffuso. Smaltire correttamente l’amianto comporta costi e procedure rigorose: è necessario rivolgersi a ditte specializzate, seguire protocolli precisi e conferire il materiale in discariche autorizzate. Proprio per evitare queste spese, alcuni scelgono la strada più semplice e più pericolosa: liberarsi dell’amianto come se fosse un rifiuto qualsiasi.
Questa pratica trasforma aree naturali e periferiche in discariche abusive e scarica sulla collettività un problema gravissimo. La bonifica dei siti contaminati, infatti, richiede interventi complessi e costosi, che spesso ricadono sui bilanci pubblici.
Dal punto di vista legale, l’abbandono di amianto a cielo aperto costituisce un reato ambientale. La legge prevede sanzioni amministrative e penali per chi abbandona o deposita in modo incontrollato rifiuti pericolosi. Nei casi più gravi, soprattutto quando si configura un rischio concreto per la salute pubblica, possono scattare pene più severe, comprese ammende elevate e l’arresto.
Oltre alle sanzioni, è previsto l’obbligo di bonifica e ripristino dei luoghi a carico del responsabile, qualora venga individuato. Tuttavia, uno dei problemi principali resta proprio l’identificazione di chi compie questi gesti, motivo per cui molti siti restano contaminati per lunghi periodi.
Affrontare il problema dell’amianto richiede un impegno congiunto da parte delle istituzioni e dei cittadini. I controlli sul territorio, la sorveglianza delle aree più a rischio e la rapidità di intervento sono elementi fondamentali per ridurre i pericoli. Allo stesso tempo, la segnalazione tempestiva da parte dei cittadini può fare la differenza, permettendo di intervenire prima che il degrado del materiale diventi irreversibile.
La prevenzione passa anche dall’informazione e dalla consapevolezza. Conoscere i rischi dell’amianto e sapere come comportarsi in caso di rinvenimento di materiali sospetti è essenziale per tutelare la salute collettiva.

Un esempio emblematico di amianto a cielo aperto è rappresentato da quanto accaduto a Valperga, in borgata Braidacroce, nei pressi della fabbrica Fenoglio GP. In quest’area, qualcuno ha deciso di liberarsi di lastre di eternit abbandonandole direttamente a terra, in uno spazio aperto e facilmente accessibile. Le lastre, esposte alle intemperie, sono diventate un pericolo costante per chi vive, lavora o semplicemente transita nella zona.
Non si tratta di un episodio isolato o di scarsa importanza, ma di un gesto di grave inciviltà che evidenzia come il problema dell’amianto a cielo aperto sia tutt’altro che risolto. L’eternit, lasciato in condizioni di totale abbandono, è soggetto a deterioramento continuo: pioggia, vento e sbalzi termici contribuiscono alla frammentazione del materiale e alla dispersione delle fibre nell’aria.
Il rischio non riguarda soltanto un contatto diretto con le lastre. Anche chi vive nelle vicinanze, chi coltiva terreni o chi percorre le strade limitrofe può essere esposto, spesso senza rendersene conto. In questo senso, l’amianto a cielo aperto presente a Valperga rappresenta una minaccia che va ben oltre il punto esatto di abbandono.
La vicenda assume un significato ancora più profondo se si considera il contesto territoriale. Valperga e il Canavese non sono estranei alla storia dell’amianto e alle sue conseguenze. Le comunità locali portano ancora il peso di un passato segnato da malattie e lutti legati all’esposizione a questo materiale. Proprio per questo, episodi di abbandono illegale risultano ancora più inaccettabili: dimostrano una totale mancanza di rispetto per la memoria collettiva e per la salute pubblica.
La segnalazione ha fatto emergere un sentimento diffuso di indignazione e preoccupazione, ma anche il timore che simili gesti possano avvenire nell’indifferenza generale. Ogni giorno in cui quell’amianto resta a cielo aperto è un giorno in cui il pericolo continua a esistere. La bonifica immediata, l’individuazione dei responsabili e un rafforzamento dei controlli sono passaggi fondamentali per evitare che situazioni simili si ripetano.

La bonifica dell’amianto a cielo aperto è un’operazione complessa che deve essere affidata esclusivamente a ditte specializzate e autorizzate. Gli interventi prevedono la rimozione in sicurezza del materiale, il suo confezionamento in appositi imballaggi e il conferimento in discariche idonee. In alcuni casi, quando la rimozione immediata non è possibile, si può intervenire con una messa in sicurezza temporanea, in attesa della bonifica definitiva.
È fondamentale che questi interventi vengano eseguiti il prima possibile, perché il tempo gioca un ruolo decisivo nel peggioramento delle condizioni del materiale e nell’aumento del rischio sanitario.
L’amianto lasciato libero non è un retaggio del passato, ma una realtà ancora presente e pericolosa. Episodi come quello di Valperga dimostrano che il problema è tutt’altro che risolto e che serve un cambio di passodeciso. La tutela della salute pubblica e dell’ambiente non può essere sacrificata sull’altare dell’inciviltà e del risparmio illecito.
Affrontare seriamente la questione significa investire in prevenzione, controlli, bonifiche e cultura della legalità. Solo così sarà possibile ridurre un rischio che continua a minacciare silenziosamente intere comunità e garantire un futuro più sicuro alle generazioni che verranno.